Un incontro arricchente per i giovani della città

Sondrio – L’invito dei giovani dell’oratorio Sacro Cuore ai ragazzi della Comunità Kayros

di Chiara Iacuone

«Non esistono ragazzi cattivi»: questo è il motto di don Claudio Burgio, responsabile della comunità Kayros di Milano. Uno slogan che alcuni giovani della città di Sondrio tra i 19 e i 20 anni han- no sperimentato nel fine settimana appena trascorso. L’incontro è nato dal desiderio dei ragazzi di Sondrio di scoprire e conosce- re realtà di servizio anche al di fuori degli oratori, dove trovare uomini e donne che con la loro vita testimoniano l’amore di Dio per l’umanità, come don Claudio Burgio, gli educatori della comunità e fra Stefano Luca. L’occasione si è presentata proprio grazie all’attività teatrale che fra Stefano ha proposto ai ragazzi della comunità Kayros. Se il progetto iniziale era quello di visitare la comunità a Milano, l’evolversi della si- tuazione ha indicato una strada diversa: i ragazzi della comunità avrebbero propo- sto il loro spettacolo a Sondrio e i giovani sondriesi li avrebbero conosciuti in questa occasione.

L’incontro è stata un’esperienza forte ed arricchente dove è stato possibile osservare dinamiche che quasi sempre sfuggono agli occhi di chi guarda il mondo sempre dallo stesso punto di vista con paura e sospetto.

Spesso, infatti, si tende ad associare a giovani usciti dal carcere, in attesa di giudizio o immigrati l’etichetta di “cattivi”, “pericolosi”, pregiudizio che mina nelle fondamenta qualsiasi approccio e comunicazione. Invece sorprendente è stata la relazione che si è creata tra i due gruppi. Immediatamente, infatti, è stato possibile instaurare un dialogo non soltanto di risa- te e sorrisi ma anche profondo e pieno di contenuti e sentimenti importanti per ogni uomo. Le testimonianze di vita concreta, di fatica, dolore, paura hanno saputo smuove- re i pensieri e il cuore, rendendo chiara la mancanza di cattiveria anche in ragazzi che hanno avuto purtroppo o per fortuna un’esperienza di vita diversa dalla normalità.

Ascoltandoli evidente era la loro consapevolezza di aver sbagliato e palese come la vita avesse loro insegnato molto. Rilevante e commovente la frase di uno dei giovani della comunità che riferendosi alla sua testimonianza durante lo spettacolo parlava di un emozione lancinante, che “bruciava nel cuore” prima di entrare sul palco, non un’ansia da palcoscenico quanto la fatica di raccontare il proprio dolore. Lo stesso ragazzo afferma di aver testimoniato in primo luogo per Don Claudio, per restituire, in questo modo, tutto l’amore e il bene che ogni giorno dona loro, in secondo luogo per spiegare e sensibilizzare la società affinchè sia sempre più aperta nei confronti di ragazzi che hanno avuto e avranno la sua stessa esperienza. Un gesto, dunque, che forse parla proprio di un amore sconvolgente che sa portare amore.

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