Al centro del nostro pensare pedagogico va rimessa la parola formazione

cultura2Intendo una formazione al sapere che incentivi l’intelligenza creativa dei nostri ragazzi e non semplicemente una formazione che prepari tecnicamente a svolgere un lavoro.

Preferisco pensare a una formazione integrale della persona: un ragazzo può ritrovare valore quando si sente all’altezza dei propri compiti umani.

E’ decisivo, secondo me, oggi sviluppare la dimensione gratuita del sapere, la curiosità, perché non ci si limiti a trasmettere solo una mentalità esecutiva («Apprendo solo ciò che immediatamente mi serve»). La formazione non è soltanto una trasmissione di tecniche, di strumenti per il ‘fare’.

I nostri adolescenti sono poveri culturalmente, non vivono la dimensione socio-politica, spesso ignorano la dimensione religiosa. In una frase: occorre formare l’uomo.

Per formare l’uomo dobbiamo ridare centralità all’evento sorgivo che è il pensare, l’avere coscienza di ciò che si vive: un pensiero critico, capace cioè di non consegnarsi alle logiche del gossip e dell’opinione comune dominante, ma un pensiero educato a riflettere e a capire la realtà mediante un serio discernimento personale.

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