«Ospitalità è incontrarsi…»

accoglienza2«… darsi tempo per conoscersi, per imparare l’uno dall’altro, passando anche dalle diffidenze e dagli scontri, per crescere in umanità ed arricchirsi vicendevolmente: è un itinerario pedagogico e spirituale che produce legami di appartenenza e che vince in noi la paura dell’altro.

Quando in comunità si ospita un nuovo ragazzo, c’è sempre nel gruppo e negli educatori una fase di destabilizzazione, unita alla sensazione di aver perso qualcosa: lo spazio in casa, l’equilibrio raggiunto nelle dinamiche relazionali, le abitudini consolidate…

Ospitare significa perdere qualcosa che ci appartiene come possesso ed aprirci alla novità che ogni ospite porta con sé come ricchezza; c’è, dunque, la dimensione straordinaria dell’apertura, dell’uscire da noi stessi per cambiare continuamente e crescere, ma c’è anche la fatica dell’accogliere.

Ospitante e ospitato si confondono in una reciprocità che apre modelli nuovi di esistenza, ove non c’è più il povero da assistere, rispetto al quale collocarsi in una relazione asimmetrica, ma c’è la persona che, pur nel bisogno, ha diritti di cittadinanza pari ai miei, ha pari dignità, ha una sacralità che va custodita con rispetto, anche e soprattutto quando ha il volto di un bambino».

Da “Non esistono ragazzi cattivi” di don Claudio

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