ESPERIENZA: Don Gennaro Pagano: la percezione dell’esigenza fondamentale di tornare all’essenziale

don Gennaro Pagano

“Durante il periodo del lockdown ci siamo riscoperti tutti inaspettatamente e terribilmente fragili, parti di una umanità debole. Ma per molti ragazzi è stata anche l’occasione per ritrovare un’autenticità che era andata perduta. Ho percepito l’esigenza fondamentale di tornare all’essenziale”
Parola di don Gennaro Pagano, cappellano dell’Istituto penale per minorenni di Nisida e direttore della Fondazione “Centro educativo diocesano Regina Pacis” che gestisce la Cittadella dell’inclusione, inaugurata il 23 gennaio dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana.
La Cittadella dell’inclusione è un’opera fondata e sostenuta dalla diocesi di Pozzuoli, in cui sono presenti tre comunità residenziali: una penale per adolescenti (con il 30 per cento di ospiti stranieri), una penale per ragazze e donne provenienti dal carcere di Pozzuoli e una per disabili.
Le attività proposte ai giovani sono la scuola e corsi di formazione professionale, soprattutto nell’ambito della ristorazione, a cui si aggiungono attività sportive e ludiche, vacanze comunitarie estive e invernali.
Le comunità sono completamente gratuite, senza alcun contributo statale, e vengono sostenute economicamente dalla diocesi di Pozzuoli nel cui territorio si trova il carcere napoletano di Nisida. Molte le storie positive di giovani che hanno fatto cammini di recupero e ripartenza umana e lavorativa grazie all’accompagnamento ricevuto in comunità. All’interno del carcere operano diverse associazioni che svolgono attività formative come il laboratorio di ceramica, e l’avviamento alla ristorazione (“Monelli tra i fornelli”).

“La crisi del coronavirus è stata per molti l’occasione per un utile ripensamento. Assistiamo al crollo delle impalcature che ognuno di noi aveva costruito dentro sé. Stiamo scoprendo che ciò che ritenevamo un valore primario in realtà non lo è, e che un gesto apparentemente banale come una carezza ha un valore immenso. Nessuno si salva da solo: è da questa certezza che tutta la società deve ripartire”.

Recentemente, di fronte all’ennesimo crimine che ha avuto come protagonista un minorenne, don Gennaro ha rilanciato l’appello a una collaborazione più stretta tra carcere, scuola, Chiesa e realtà associative che a vario titolo lavorano con i giovani, mentre invece troppo spesso si agisce in maniera autoreferenziale.

“Occorre un piano educativo globale, come ha detto Papa Francesco quando ci ha incontrato. Napoli impari a prendersi cura dei suoi figli più fragili come madre premurosa e non più come una matrigna dormiente e distratta, e tutti diano il loro contributo perché nessuno resti indietro. E il carcere deve saper offrire sempre una seconda possibilità, diventare sempre di più un luogo di riscatto e ripartenza”.

A cura di Giorgio Paolucci

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.