L’EDITORIALE di don Claudio Burgio. Adolescenza: una meravigliosa nuova nascita

I ragazzi di Kayrós

Da molti l’adolescenza è considerata una «nuova nascita», come un secondo parto certamente più difficile del primo, perché dettato dalle scelte personali più che dalla condizione naturale.

Se nella prima nascita vieni al mondo non per tua decisione, con l’adolescenza diventi soggetto responsabile che interagisce con gli altri ed è artefice del proprio destino.

L’uomo nasce senza scegliere, ma non è realmente vivo finchè non raggiunge pienamente la sua capacità libera di scelta.

Nell’infanzia, è un po’ come nel mondo del lavoro: prima di firmare un contratto è previsto un periodo di prova, nel quale sperimenti e ti formi.

Così è nella vita: nel lungo e faticoso cammino per diventare pienamente te stesso, sei un apprendista che impara e che, sbagliando, affina la sua arte.

Mi fanno sorridere quanti considerano l’adolescenza di un ragazzo che ha commesso un reato come già segnata inesorabilmente dal fallimento.

Certi appellativi di taglio giornalistico, come “baby-vallanzasca”, “mostro di mamma”, “giovane delinquente senza speranza”, sembrano avere già deciso a priori il cammino di questi ragazzi senza possibilità di appello.

Noi, qui in comunità, siamo di segno inverso: ogni adolescente, per quanto sia segnato dalla rabbia, dal risentimento, dal disagio di una storia iniziata in salita, è sempre una persona sacra, aperta infinitamente alla realizzazione di sé e orientata al bene comune.

Occorre, però, una comunità di adulti capace di accompagnare e custodire questa «nuova nascita», non determinandone tempi e modi.

Non siamo noi – genitori, insegnanti ed educatori – i padroni del loro destino, coloro che prefigurano attese e risultati imposti a partire dai nostri schemi. L’adolescenza è il tempo meraviglioso dell’immaginazione, della creatività: non siamo noi adulti a doverla spegnere per ricondurla a forza nei nostri perimetri di ripetitività.

Un ragazzo che commette un reato ha semplicemente sbagliato destinazione, ma non deve rinunciare a cercare il proprio destino che è sempre aperto.

Le tante storie incontrate in questi anni in comunità e nel carcere Beccaria mi hanno consegnato la bellezza di molte nuove nascite che sono un tesoro nel vero senso della parola.

Don Claudio

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