
I ragazzi di Kayros hanno subito una metamorfosi. Da maranza, come vengono definiti da stampa, televisione e tanta opinione pubblica, a portatori di luce.
Lo hanno fatto nel penultimo giorno di cammino della fiaccola olimpica, che partita da Olimpia a fine novembre è giunta a Vimodrone il 5 febbraio, dove una dozzina di ospiti ed ex ospiti della comunità insieme a educatori e responsabili hanno percorso un tratto di 200 metri che dalla Strada Padana superiore giunge alla sede della comunità.
Alternandosi nel portare la fiaccola olimpica, ogni tedoforo l’ha alzata davanti a due file ordinate di compagni e due ali di gente festante, che numerosa era giunta per applaudire e partecipare a questa festa di popolo.
Ragazzi sorridenti, eleganti, con indosso la tuta ufficiale dei tedofori che esaltava i colori scuri dei loro tatuaggi scolpiti sui colli e sulle teste. Ragazzi consapevoli e orgogliosi del gesto che stavano compiendo ed emozionati per la responsabilità affidata loro: portare la fiaccola che porta a tutti un messaggio universale di pace, amicizia, speranza e fratellanza tra i popoli. Proprio loro, i maranza!
Una corsa di 200 metri che di colpo ha spazzato via distanze, differenze, diversità e si è trasformata in un simbolo potente di unione, trasformando ogni passaggio del testimone in un abbraccio collettivo. Ad ogni cambio, una ”ola”.
I ragazzi in quel tratto di percorso della fiaccola hanno portato tra le strade della città di Vimodrone molto più che un fuoco: hanno portato un messaggio tangibile di amicizia e speranza.
E la gente è rimasta contagiata dall’energia dei protagonisti. Tutti ad applaudire e cercare una foto di gruppo per ricordare un momento che resterà indimenticabile
Un clima di festa che ha sorpreso tutti, anche le autorità. Il sindaco, avvolto dalla fascia tricolore, è apparso visibilmente contento e orgoglioso, riconoscendo il valore di una comunità che può unire e non solo creare disagio per qualche episodio, che certamente quando capita può dare fastidio.
Quei 200 metri hanno ricordato a tutti che le barriere sono spesso mentali e che la vera sfida, oggi, è la capacità di correre insieme verso un futuro dove l’errore non può essere l’ultima parola su chi lo commette, e che occorre costruire luoghi dove c’è posto per tutti, per potersi rialzare dopo una caduta e trovare la possibilità di una nuova ripartenza.
Le nuove case di Just Home sono lo spazio fisico per quella “nuova ripartenza” che abbiamo visto brillare negli occhi dei ragazzi che quel giorno hanno portato la fiaccola.




