Il bene si allarga imparando dalla realtà

Nel 2000 è nata Kayros, dall’incontro con un ragazzo e grazie al coinvolgimento di alcune famiglie del quartiere Lambrate a Milano. Nulla avevo programmato, nulla avevo cercato, ho seguito quello che accadeva e che mi sollecitava nel percorrere le nostre strade.
Condividere il mio percorso di vita insieme ai ragazzi, alle loro famiglie e agli adulti che quotidianamente portano avanti insieme a me l’esperienza di Kayros è un dono.
In ogni istante ci troviamo davanti all’altro, davanti alla sua fragilità e alla sua debolezza e possiamo decidere cosa fare: prendercene cura o fare finta di niente.
In 25 anni i ragazzi che ho incontrato sono diventati centinaia. La loro presenza e le amicizie nate hanno cambiato me e il mio modo di guardare tutto quel che accade, incrementando sempre più il desiderio di far parte delle loro storie e di costruire insieme qualcosa di buono.
Così nelle comunità abbiamo iniziato ad ascoltare la voce dei ragazzi che si esprimono più facilmente attraverso le loro passioni che sono la musica e lo sport e sono diventati degli strumenti educativi di grande rilevanza personale e sociale.
Nel corso della nostra esperienza abbiamo lavorato:
– sull’ASCOLTO di giovani che quando va bene sono invisibili ma che quando va male gridano rabbia e perciò disturbano la tranquillità e la sicurezza delle nostre vie e dei nostri quartieri;
– sull’INCONTRO tra persone che spesso si giudicano e si odiano senza conoscersi, senza sapere che le fragilità, le paure ma soprattutto i desideri sono i medesimi. La vita è fatta di incontri, e in questi incontri veniamo fuori per quello che siamo.
Quante avventure abbiamo vissuto in questi anni ascoltando e incontrando giovani, adulti e anziani. Italiani e stranieri. Poveri e ricchi. Buoni e cattivi. Questo ha fatto crescere la nostra curiosità nel conoscere e farci conoscere e per questo abbiamo iniziato ad andare nelle scuole e nei teatri con i ragazzi. Abbiamo favorito la conoscenza attraverso lo strumento della parola, dei suoni e la forza di storie spesso inascoltate.
Mi affido alle parole di Papa Leone XIV che descrive bene ciò che mi sta a cuore: “Chi pensa che il proprio viaggio debba avere la priorità, non è disposto a fermarsi per un altro. Ma ecco che arriva qualcuno che effettivamente è capace di fermarsi: è un samaritano, uno quindi che appartiene a un popolo disprezzato (cfr 2Re 17). La religiosità qui non c’entra. Questo samaritano si ferma semplicemente perché è un uomo davanti a un altro uomo che ha bisogno di aiuto. La compassione si esprime attraverso gesti concreti. (…) il samaritano si fa vicino, perché se vuoi aiutare qualcuno non puoi pensare di tenerti a distanza, ti devi coinvolgere, sporcare, forse contaminare; gli fascia le ferite dopo averle pulite con olio e vino; lo carica sulla sua cavalcatura, cioè se ne fa carico, perché si aiuta veramente se si è disposti a sentire il peso del dolore dell’altro; lo porta in un albergo dove spende dei soldi, “due denari”, più o meno due giornate di lavoro; e si impegna a tornare ed eventualmente a pagare ancora, perché l’altro non è un pacco da consegnare, ma qualcuno di cui prendersi cura.
Quando anche noi saremo capaci di interrompere il nostro viaggio e di avere compassione?”.
Con questa domanda abbiamo deciso di continuare la nostra avventura educativa con un nuovo progetto – “A Kayros il bene si allarga” – dove saranno la società e il mondo a venire a trovare Kayros e i suoi ragazzi.
Nei magazzini che stiamo per ristrutturare infatti intendiamo offrire l’opportunità di partecipare e costruire insieme incontri, eventi, sessioni musicali, sportive… perché la società e l’inclusione possano nascere in via XV Martiri 22 a Vimodrone, la nostra sede dove ci saranno anche i nuovi spazi.
Realizzeremo un auditorium per ospitare le scuole e le parrocchie, tre sale di registrazione e una sala prove aperte alla cittadinanza per permettere ai giovani di esprimersi e raccontarsi in musica. Un salone polifunzionale per mangiare insieme agli ospiti e a tutta Kayros, organizzare incontri e laboratori. Infine, una piccola palestra per utilizzare lo sport come strumento educativo e aggregativo.
Continuo a essere certo che la comunità come villaggio educante sia l’unica possibilità per accompagnarci nella vita e per questo ci troviamo davanti a una nuova sfida, che sarà anche una nuova nascita: costruire insieme luoghi affettivi e spazi fisici attraverso la musica, lo sport e la cultura.

Buon Natale!

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