GRAZIE RAGAZZI

di Riccardo Milani, con Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni

Come si riparte, nella vita, da un piccolo inciampo o da un grave dramma?
Da soli non si riesce, occorre lo sguardo di un altro.

È quanto racconta il film Grazie ragazzi, diretto da Riccardo Milani che sta avendo un buon successo al cinema.
Il film è il remake di un film francese, Un triomphe scritto e diretto da Emmanuel Courcol; ma prima ancora, alla base c’è l’esperienza di un regista teatrale svedese, Jan Jonson, che a metà degli anni Ottanta si mise in testa di fare teatro con i carcerati quando tale pratica non era così diffusa.
Il suo progetto, far recitare Aspettando Godot in prigione a un gruppo di reclusi, arrivò alle orecchie dell’autore Samuel Beckett. Poi non tutto andò benissimo, ma l’impresa non fu banale.
Nel film di Milani vediamo uno straordinario Antonio Albanese interpretare un attore teatrale, chiamato Antonio, che lavora ormai poco (per tirare avanti è costretto a doppiare film porno) e che riceve da un amico regista una proposta per lui bislacca: un mini laboratorio teatrale in carcere.
Ma dopo le prime difficoltà gli si accende una lampadina: perché non continuare, dopo quelle lezioni, e lavorare per mettere in scena un vero testo, in un vero teatro?
La direttrice dell’istituto di pena un po’ tentenna e un po’ si entusiasma, e alla fine concede il permesso di preparare Aspettando Godot: non è l’attesa, spesso assurda, il cuore dell’esperienza carceraria? I carcerati non hanno ovviamente il sacro fuoco della recitazione e hanno motivazioni altalenanti.
Ma lo sguardo di Antonio e la sua capacità di valorizzarli e spronarli sono un’occasione, per andare oltre le proprie paure e sofferenze.
Grazie ragazzi è una commedia, e i momenti divertenti non mancano.

Eppure dice con semplicità – che è un valore, non un difetto come troppi critici e perfino registi troppo spesso pensano – alcune cose grandi: il valore catartico dell’arte, l’importanza di un’impresa comune e appunto quanto sia essenziale nella vita che un altro ci strappi dalla melma in cui siamo caduti. Carcerati o no.

Antonio Autieri
Critico cinematografico
Direttore di sentieridelcinema.it