
A volte la realtà ci sorprende e quasi ci costringe a pensare che possa esistere un destino buono dietro a quello che accade. Anche quando l’apparenza sembra parlare un linguaggio diverso.
Dunque, la parola a un fatto, accaduto nella comunità fondata venticinque anni fa da don Claudio Burgio che a Vimodrone (periferia di Milano) accoglie minori che scontano la condanna in alternativa al carcere. Giovani pericolanti, con esistenze terremotate, che portano nel fisico e nel cuore ferite che non si rimarginano, con la rabbia che abita le menti e i cuori e spesso si sfoga dentro le case “ad alta intensità”, come vengono chiamate le dimore dove i ragazzi vengono accolti appena arrivano in comunità e dove trascorrono i primi mesi. A fare le spese di questa rabbia incontenibile e rivelatrice del loro malessere sono spesso le porte e gli arredi delle camere, presi a calci e pugni da chi ha cominciato il percorso in quel luogo, che già nell’uso del temine greco – kayros – rimanda a una concezione del tempo inteso non come qualcosa che scorre senza una logica, ma come opportunità, come occasione da mettere a frutto per costruire una ripartenza dell’umano devastato dalle ferite.
Pochi mesi fa una delegazione di una piccola fondazione milanese visita Kayros e, vedendo le condizioni precarie in cui versano gli appartamenti dove vivono i ragazzi dell’”alta intensità”, offre un contributo finanziario perché quegli ambienti possano tornare a essere considerati “casa”, cioè un luogo propizio per iniziare un percorso di vita nuova, un luogo dignitoso in cui sia piacevole abitare. Negli stessi giorni Gabriella, una donna alla quale era stata diagnosticata una forma di leucemia molto aggressiva e che aveva conosciuto l’esperienza di Kayros, decide di festeggiare i cinquant’anni mettendo a disposizione le sue competenze a supporto della sua amica Angela, architetto, per organizzare al meglio gli spazi e regalare a quelle dimore un tocco di bellezza che le rendesse attraenti. Erano passati cinque anni da una diagnosi che non le lasciava speranze di sopravvivenza, ma Gabriella era ancora viva. Viva e desiderosa di celebrare il compleanno in maniera insolita, realizzando qualcosa che fosse utile a giovani che fanno i conti con esistenze tormentate e che li aiutasse a cambiare lo sguardo su di sé e sulla realtà. Voleva che i ragazzi potessero dimorare in quegli ambienti avendo davanti agli occhi qualcosa che fosse affascinante, promessa e fonte di rigenerazione umana. Ha chiesto perciò agli amici che volevano farle un regalo di compleanno di contribuire con qualcosa di utile per questo fine, e così più di cinquanta persone si sono coinvolte offrendo le loro competenze professionali o piccole donazioni in denaro. Il risultato finale è stata la trasformazione di una dimora: i giovani ospiti di Kayros, tornando nei giorni scorsi dalle vacanze estive, quando hanno aperto la porta delle case “ad alta intensità” hanno trovato la sorpresa di luoghi completamente trasformati, con una cura dei particolari (le tende alle finestre, gli asciugamani nuovi, le piantine grasse sui davanzali, i quadri sulle pareti che li ha sorpresi e resi più consapevoli che quel luogo è “casa”, qualcosa da abitare nel segno della bellezza e di cui prendersi cura.
E’ questa, in fondo, la scommessa vertiginosa con cui gli adulti sono chiamati a cimentarsi: costruire occasioni di bellezza, testimonianze di positività che possano diventare poli di attrazione per i ragazzi, calamite con le quali attirare le loro energie. Qualcosa di più utile del solo rispetto della disciplina a cui troppo spesso si riduce lo sforzo di chi si cimenta con un mondo giovanile ribelle alle costrizioni e disperatamente assetato di sguardi d’amore.





