
Ci sono ragazzi che per anni nessuno ha davvero ascoltato, ragazzi diventati invisibili molto prima di entrare in un carcere minorile o in una comunità. Ed è forse proprio da qui che bisogna partire, perché nessun cambiamento può avvenire senza qualcuno disposto a credere nelle possibilità di questi giovani. E’ quanto è emerso durante la presentazione del podcast di Radio24 Figli nostri. Vite e voci dalle carceri minorili italiane, presso l’associazione Kayros ets. Presenti la presidente del tribunale per i minorenni di Milano, Paola Ortolan e il procuratore per i minorenni, Luca Villa.
«Tutto il sistema giudiziario minorile è improntato a non far entrare il ragazzo in un circuito penale», ha ricordato Ortolan, spiegando che la messa alla prova «è il grande istituto che permette tutti i giorni di creare programmi educativi». Percorsi che, «se vengono rispettati con impegno e verificati tecnicamente, portano a una fuoriuscita dal sistema penale». Tra le criticità, la carenza di posti nelle comunità e di «persone adeguatamente formate per seguire questi ragazzi», ha spiegato la presidente del tribunale. Quando i ragazzi escono dagli istituti penali, ha sottolineato il procuratore, spesso vengono collocati in comunità a migliaia di chilometri di distanza da casa, una situazione che fa saltare completamente i progetti educativi, aumenta le fughe e quindi i rientri in carcere.
Villa ha parlato anche della «difficoltà da parte di tutti gli operatori a misurarsi con i ragazzi di oggi». Per questo «tutti devono mettersi in discussione» con l’’obiettivo di «trovare la chiave per entrare in ogni singolo ragazzo». Per Villa servono strumenti reali come scuola, sport, laboratori, percorsi educativi, centri di aggregazione e adulti presenti nel quotidiano. Perché «il carcere deve essere un limite e un passaggio, non un fine».Un luogo dove il ragazzo «ha bisogno di vedere un limite che non può valicare», ma da cui poi deve partire «un’altra strada».Il nodo centrale, secondo Ortolan, resta la prevenzione. «Non si vuole capisce che iniziare presto la prevenzione nelle famiglie, prendendosi cura dei piccoli disagi che si vedono nei bambini, abbasserebbe enormemente il costo sociale successivo».«Viviamo in una società vecchia che non investe sui giovani », conclude la presidente.
Nel corso dell’incontro, Ortolan e Villa hanno insistito sul valore del dialogo come strumento educativo e di responsabilizzazione. Perché dietro ogni fascicolo giudiziario ci sono storie di fragilità, di povertà educativa, di famiglie spezzate, di dispersione scolastica, ma anche ragazzi che chiedono di essere visti. E il cambiamento può iniziare solo quando qualcuno si ferma davvero ad ascoltare e quando il reinserimento sociale diventare un percorso concreto di rinascita.
Per ascoltare il podcast:
https://www.radio24.ilsole24ore.com/podcast-originali/figli-nostri
Qui il video alla presentazione
https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/figli-nostri-viaggio-podcast-ipm-italiani/AIDIzlWC





