Cosa significa “casa” per chi ha passato anni a fuggire?
Per Lamine, arrivato dal Senegal nel 2013, la parola casa è stata per molto tempo un miraggio lontano, perso tra anni di fuga e incertezza.
Il suo viaggio inizia quando aveva solo 15 anni. In Senegal i suoi insegnanti gli chiedevano soldi costringendolo a mendicare. Capisce che lì non c’è futuro e parte, da solo, senza nessuno ad aspettarlo. Attraversa Mali, Burkina Faso e Niger, dormendo dove capita e cercando ogni giorno il modo di sopravvivere.
Il viaggio verso la Libia è durissimo. Si viaggia per giorni nel deserto stipati dentro un camion. Lamine sopravvive, ma una volta arrivato in Libia finisce in uno stato di prigionia per due anni. Viene costretto a lavorare senza paga, nel mezzo del contesto della guerra civile.
L’approdo: da Lampedusa a Vimodrone
Dopo la traversata in barcone e i centri di accoglienza in Sicilia, arriva a Milano. È stanco di scappare. Le voci di strada lo portano da don Claudio Burgio. È qui, a Kayros, che il viaggio si ferma.
Lamine resta in comunità per cinque anni. Non è stato solo un posto dove dormire, ma il luogo dove “riprendersi la propria dignità”: impara l’italiano, studia, e soprattutto impara che il senso di “casa” nasce da un esercizio quotidiano di convivenza.
Nonostante la comunità ospiti ragazzi di origini e culture profondamente diverse, accade qualcosa di inaspettato: imparano a sentirsi parte di un’unica, nuova “nazionalità”. La quotidianità diventa l’ancora di Lamine. Il senso di casa nasce dai gesti più semplici: cucinare insieme, guardare un film, sedersi a tavola dopo una giornata di studio o di lavoro. Anche i conflitti diventano occasione di crescita: i ragazzi imparano a mettersi l’uno di fronte all’altro per chiarire le tensioni, risolvendo le questioni tra loro prima ancora dell’arrivo degli educatori.
Il cerchio che si chiude
In quegli anni Lamine inizia a lavorare come addetto alla sicurezza nei locali di Milano. È un lavoro che richiede fermezza, la stessa tenacia che gli ha permesso di sopravvivere al deserto. Eppure, una volta fuori dalla comunità, non dimentica mai da dove è passato.
Il cerchio si è chiuso in modo naturale: oggi Lamine lavora come addetto alla sicurezza notturna proprio a Kayros. Dopo anni passati a cercare un luogo dove sentirsi al sicuro, oggi è lui a garantire la stabilità di quello spazio che lo ha accolto. Per la prima volta nella sua vita non deve più scappare: ha scelto di restare nel posto che chiama casa.




