
Davide Mesfun è prima di tutto un amico e un volontario di Kayros oltre ad essere coinvolto in varie attività: gestisce la cucina e i pranzi comunitari oltre ad essere un esperto di teatro, attore e gestore di Spazio Polline.
Qual è il valore educativo del teatro? Cosa impara un ragazzo?
Il valore educativo non finisce mai, perché quel palco di pochi metri è il palcoscenico della vita. Questa generazione di giovanissimi nati in un’era digitale e di conseguenza “di casa” con il telefonino non conosce del tutto il valore del rapporto tra umani e di una comunicazione che abbia un volto umano. Un ragazzo affrontando il teatro in maniera dapprima inconsapevole racconta la sua storia, la scrive su un foglio di carta, poi la ripete, aggiunge cose che gli erano sfuggite, ricostruisce frammenti, alcuni dimenticati, parla della famiglia, degli affetti, del viaggio per arrivare in Italia, chi ho lasciato, da dove vengo e dove vorrei andare… insomma quello che ero e quello che sono, per poi affrontare un palco, centinaia di persone che ti guardano, parlare di te stesso. Una difficoltà immensa ma alla fine ce la si fa, e già questo è un traguardo, per poi scoprire più avanti che come ho parlato davanti a centinaia di persone posso riparlarne, e aggiungendo altri dettagli sto imparando a tirare fuori quello che ho dentro. Ma c’è molto altro: si scopre la bellezza di avere partecipato a qualcosa facendo parte di un gruppo (non di una gang) e ci si rende conto che quando si dicono cose sincere, vere, le persone reagiscono senza pregiudizi. Infine, da non sottovalutare, c’è la gratificazione per essere stati protagonisti di una bella serata: un regalo al pubblico e a se stessi.
La recitazione e il teatro sono modalità molto usate in Kayros per farsi conoscere. Che riscontri avete dei sempre più numerosi incontri proposti sul territorio?
La partecipazione da parte del pubblico nei nostri spettacoli diventa sempre più completa sotto diversi aspetti: il primo è quello che riscontri negli sguardi, tra le persone presenti in sala ti rendi conto che i ragazzi sono affini alle diverse storie personali dei nostri ragazzi, ma allo stesso tempo guardi i visi degli adulti/genitori che si rendono conto di tutte quelle sfumature che spesso sfuggono nella percezione che hanno rispetto ai giovani di questa generazione. Superati questi primi aspetti, quello che avviene dopo è tutto a livello interiore, il pubblico scopre il piacere di emozionarsi e diventa più propenso a restituire quell’emozione confrontandosi con noi a fine spettacolo.
Ora è in programma anche la costruzione di un auditorium a Kayros: perché questa scelta?
Nasce dalla volontà di stringere sempre più rapporti con il territorio, di dare la possibilità ai nostri ragazzi di interagire con più persone, non solo andando nei vari teatri che ci ospitano ma portando le persone in comunità, per poter abbattere quel muro di pregiudizi che spesso ci circonda. La costruzione di questo auditorium non è solo materiale, i nostri ragazzi saranno “mattoni vivi” che costruiscono ponti con l’esterno.
Giorgio Paolucci



