Odissea

Odissea

di Christopher Nolan, con Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Charlize Theron – Usa, 2026, 172 min.

Odisseo deve tornare a casa dalla guerra di Troia, cui ha contribuito decisamente, soprattutto con lo stratagemma del Cavallo. Ma la vera impresa, per lui, è tornare a Itaca, a casa: ci vorranno altri dieci anni. Lungo il difficile viaggio di ritorno verso Itaca, dove i Proci insidiano il trono e la moglie Penelope, Odisseo affronta mostri, dèi, tempeste e soprattutto i propri fantasmi. Era probabilmente il progetto più rischioso della carriera di Christopher Nolan (Dunkirk, Oppenheimer): trasformare il più antico racconto dell’Occidente in un grande spettacolo contemporaneo senza tradirne lo spirito. E il risultato sorprende per la complessità e per la fedeltà a Omero, pur con qualche inevitabile taglio e alcune modifiche: ci sono Calipso e Polifemo, Circe e le Sirene, Scilla e Cariddi, i Lestrigoni e i flashback sulla guerra di Troia, fino alla vendetta finale. Si riflette sulla guerra (e quindi, di rimbalzo, “sulle” guerre, con evidenti riferimenti all’attualità), sul senso di colpa che Odisseo prova per i compagni morti e per la violenza provocata.

Ma ciò che rende Odissea particolarmente interessante è soprattutto il desiderio che muove tutto il viaggio: tornare a casa. Odisseo non ha scelto la guerra di Troia, eppure vi è costretto; quando finalmente può ripartire, scopre che tornare è molto più difficile di quanto immaginasse. Dieci anni di guerra, altri dieci di viaggio, compagni che muoiono, incontri e tentazioni rischiano continuamente di fargli perdere di vista la meta: da Calipso con i suoi fiori di loto a Circe, le distrazioni non gli mancano di certo. Con Calipso, in particolare, potrebbe avere tutto, persino una vita eterna, ma sceglie di rinunciare a quella sicurezza. E lungo la strada perde anche molti dei suoi “marinai”: persone che erano partite con lui e che non arrivano alla meta.

Nolan costruisce un kolossal imponente e spettacolare, ma al centro mette un uomo che, dopo aver attraversato la guerra e la violenza, scopre che la vera vittoria consiste nel non perdere di vista ciò che rende desiderabile il ritorno. È la meta, Itaca con la moglie e il figlio che lo aspettano, a rendere sopportabili le fatiche attraversate e l’impresa che lo aspetta, per riprendersi il Regno insidiato da lasciare poi a Telemaco, come simbolo di una nuova generazione non contaminata dal sangue. Un epilogo che è il maggior “tradimento” al poema omerico e che però è di grande speranza, perché invita a guardare oltre la logica della violenza.

Antonio Autieri
Critico cinematografico
Direttore di sentieridelcinema.it 

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e garantire il corretto funzionamento del sito. Continuando a utilizzare questo sito, riconosci e accetti l'uso dei cookie.

Accetta tutto Accetta solo i necessari